Psicologia e teatro hanno sempre vissuto in
simbiosi. Lo psicodramma di Moreno ha innalzato
a dignità di cura la polvere del palcoscenico. Il concetto
di “maschera”,non è forse la base e l’essenza
stessa della finzione scenica? Nel testo teatrale di Claudio
Forti , si cela , sotto le spoglie del thriller , il germe vitale
dello psicodramma: la finzione scenica non fine a se stessa ma piuttosto
l’ancora di salvezza per una psiche malata. L’esperienza
che trasforma l’anima in una casa di vetro visibile a tutti è il
teatro,teatro che può fungere da catalizzatore dei drammi
umani affrancando la
psiche dal pesante fardello del dolore. Teatro ,quindi, che si fa
terapia nel perenne gioco di equilibrismo che è la mente umana. Il
testo rientra perfettamente nelle teorie di Moreno per il suo approccio
scientifico eppure mai pedante,colto ma senza saccenteria. Moreno,infatti,
fu medico e psicologo senza la pedanteria e la supponenza di
certi colleghi che,arenatisi sugli scogli della rigida ortodossia
,rinunciarono per sempre a quel colpo d’ala che fa grandi le
vere conquiste della scienza.
Il testo teatrale di Forti, cogliendo appieno l’insegnamento
di Jacob Levi Moreno ,ci porta, in modo intrigante e piacevole, a
riflettere sulle infinite sfaccettature della psiche e su valori
che sono i pilastri della società di ogni tempo. |
|
 |
|